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The maple leaves of the Iceman

Le foglie di acero dell’Uomo venuto dal giaccio

In cammino sulle Alpi, l’Uomo venuto dal ghiaccio portava con sé un recipiente di corteccia di betulla in cui conservava resti di braci per accendere il fuoco. Per evitare che il recipiente si bruciasse e mantenere le braci accese, egli le aveva avvolte in foglie di acero riccio appena colte, che servivano dunque come materiale isolante. Queste foglie ci forniscono importanti informazioni per determinare il periodo dell’anno in cui è morto Ötzi. Il fatto che contengano ancora clorofilla ci testimonia, che sono state raccolte fresche, in un periodo compreso fra giugno e settembre.

L’importanza vitale del fuoco

Il fuoco era ed è un compagno costante dell’uomo. Non è un caso che l’Uomo venuto dal ghiaccio portasse con sé braci accese in un recipiente in corteccia di betulla. Per l'uomo preistorico il fuoco non era solo fonte di calore, ma serviva anche per cuocere il cibo, che diventava così più digeribile, allontanare gli animali, vedere al buio e molto altro. Anche la produzione della ceramica e la lavorazione dei metalli sono state possibili solo con l’ausilio del calore del fuoco. Il fuoco era di importanza vitale! Per migliaia di anni gli abitanti della preistoria hanno usato un “set per accendere il fuoco” composto da pietra focaia, pirite e una miccia. L’Uomo venuto dal ghiaccio, per esempio, portava con sé pezzi di un fungo d’esca (Fomes fomentarius) come miccia per accendere il fuoco. Chiare tracce di pirite trovate sul fungo dimostrano che anche Ötzi usava questo materiale per generare le scintille. La pirite è, infatti, un minerale che produce scintille se battuto contro la selce. Quando le scintille cadono su una miccia, questa comincia ad ardere. La miccia prende fuoco aggiungendovi materiale facilmente infiammabile e soffiandovi sopra con cautela. Con questa tecnica si può accendere un fuoco in un minuto circa. Bisogna arrivare al medioevo perché l'acciarino sostituisca la pirite per generare le scintille.
  

Piante utili nella preistoria

Per produrre gli oggetti dell’equipaggiamento dell’Uomo venuto dal ghiaccio sono stati usati ben 18 diversi tipi di legno, scegliendo per ogni oggetto quello più adatto. Ötzi ha inoltre sfruttato varie parti e tipi di piante: i recipienti sono realizzati, ad esempio, in corteccia di betulla; i lacci e la rete che portava con sé sono invece in libro di tiglio, così come il fodero del pugnale. La mantella, che serviva come parapioggia, è stata confezionata con lunghi fili d’erba. Le scarpe sono rivestite in fieno per isolarle termicamente. Le foglie di acero riccio, infine, sono il materiale isolante usato per trasportare le braci. Questo testimonia che la gamma di piante usate nella preistoria è enorme e dimostra che conoscerle era di importanza vitale.
  

Una fortuna straordinaria – La conservazione di materiali organici

Rarissimo è il ritrovamento di reperti archeologi in materiali organici come fibre vegetali, pelliccia o pelle, perché la loro conservazione richiede specifiche condizioni ambientali. Una fortuna straordinaria è stato dunque il ritrovamento di tutto il complesso dell’Uomo venuto dal ghiaccio, che si è conservato solo perché ricoperto dal ghiaccio.   
Lo stesso vale per i gambali e le “scarpe” delle Vedrette di Ries conservati in questo museo e in genere per gli oggetti ritrovati in terreni ricoperti di permafrost.
Ci sono poi altri contesti particolarmente favorevoli alla conservazione:
1)    I terreni umidi e l’acqua offrono condizioni favorevoli alla conservazione dei reperti organici. In condizioni di costante umidità, infatti, il contatto relativamente limitato con l’ossigeno rallenta la decomposizione del legno, dell’erba e dei tessuti. Condizioni simili di conservazione predominano solitamente nel contesto degli insediamenti palafitticoli antichi.
2)    Gli archeologi si imbattono in scavi ricchi di materiali organici anche nelle torbiere. Ciò è dovuto agli acidi umici e gli acidi tannici presenti nelle paludi, per mezzo dei quali pelle, tessuti o capelli eventualmente presenti subiscono un processo di concia e quindi si conservano.
3)    I sali metallici che si liberano durante la corrosione di metalli contenenti rame o ferro possono addirittura contribuire alla conservazione di materiali tessili, a condizione che gli oggetti metallici e i materiali tessili entrino in contatto.
4)    Infine, per quanto possa apparire strano, anche un incendio può favorire la conservazione di resti organici, come accade in particolare per resti di cereali carbonizzati o oggetti in legno.